La soglia è un luogo antico.
Nelle culture di ogni tempo, era il punto in cui due mondi si toccano — il dentro e il fuori, il conosciuto e lo sconosciuto, ciò che eravamo e ciò che stiamo per diventare. Attraversarla richiedeva attenzione, rispetto, a volte coraggio.
Oggi quella soglia ha molti volti. Può essere una diagnosi, una separazione, un lutto. Può essere il momento in cui un figlio lascia casa, o quello in cui si lascia un lavoro che non appartiene più. Può essere il silenzio che segue un grande cambiamento, quando si è ancora nel mezzo e la direzione non è chiara.
La Soglia nasce per chi si trova in quei luoghi di passaggio.
Non è uno spazio terapeutico nel senso clinico del termine. È uno spazio di consulenza, un luogo in cui la persona è accolta nella sua interezza, in cui il disagio non viene patologizzato ma ascoltato, in cui le risorse interiori vengono riconosciute e valorizzate.
Il nome non è scelto per evocare la morte, anche se la morte e la nascita sono le soglie più radicali che esistano. È scelto perché ogni vera trasformazione passa da un attraversamento. E perché ogni soglia, per quanto difficile, nasconde un sentiero.
Ogni soglia nasconde un sentiero

